LO SCULTORE G.M.POTENZA E L’ARTE D’ESSERE FELICE

E’ difficile tratteggiare in poche righe il ritratto di un artista vero, i blog sono uno strumento di divulgazione efficace ma, si sa, concedono poco spazio. Tuttavia credo che il Maestro Gianmaria Potenza non se ne offuscherà troppo, è raro trovare un artista tanto in linea con il nostro tempo, tanto in armonia con un se stesso costruito in decenni d’attività, attraversando gran parte del ‘900 e un ventennio del nuovo millennio con la propria arte.

Il suo volto è un riassunto perfetto della sua personalità: un incrocio fra il Michelangelo ritratto sulle vecchie banconote da 50.000 Lire e la maschera bonaria di un Geppetto che, in pace con se stesso e il mondo, crede in un bambino di nome Pinocchio. Sarà perché questo enfant prodige (nipote di razza di ben due zii, uno pittore, l’altro scultore) è stato sempre un artista imprenditore (ha fondato La Murrina punta di diamante nell’arte del vetro), uno che con la dissolutezza dell’artiste maudit non ha mai avuto a che fare. Sveglia presto, duro lavoro quotidiano con i materiali più diversi, una compagna di vita, conosciuta giovanissimo, purtroppo recentemente scomparsa, Madama Rossana, la sua intelligenza tutta racchiusa nella frase che amava ripetere: ”Dietro un grande uomo, c’è una (grande) donna stanca”.

Gli incontri decisivi della sua biografia – con l’architetto Marini a Venezia, con Joe Ponti a Milano – sono arrivati come un dolce naturale divenire della vita, perché “Ho sempre creduto nel futuro – dice – tutti i giorni mi sveglio allegro”. Liberando la figura dell’ARTISTA dalla retorica dei falsi miti e cliché, Potenza ha costruito pezzo per pezzo la sua arte, che ora vorrebbe racchiudere in un piccolo Museo per la posterità, accanto alla casa di fiaba dove è nato e vissuto nel cuore di Dorsoduro a Venezia. “Mi considero un artista del ‘500. Sono stato protetto dai miei committenti, architetti, Banche, Cantieri Navali…” afferma col piglio dell’uomo d’affari che è stato sempre, da quando prese in mano anche le redini dell’impresa di famiglia.

Sul mondo dei galleristi surfiamo insieme, con un sospiro mesto. Ma non c’è la minima rassegnazione nella sua analisi: guai a usare le derive negative della nostra società per giustificare l’abbandono dei propri sogni e progetti! Ci sono tante opportunità per i giovani, ma devono essere decisi, generosi, capaci d’attaccarsi al dente della ruota della fortuna, perché passa – è sicuro – e porta il nome di ognuno di noi.

Le sue parole, senti che sono autentiche:

“Io cerco l’emozione, lavoro con il cuore”

il segreto di Pulcinella di qualsiasi successo in fondo. Guardo il paravento che dipinse quando aveva dodici anni, evoco Matisse, Miro’ “Ma io non sapevo neanche chi fossero a quell’età” precisa; stesso scambio di fronte a certe sue sculture lucide e dorate “Pomodoro!” l’inutile esercizio di trovare paralleli nel mondo dell’arte  “Lo stimo – aggiunge – ma c’è differenza fra me e lui”.

Natura, Architettura, fonti costanti d’ispirazione, Venezia come Bisanzio, evocata dai suoi mosaici, ma i simboli  ripetuti ossessivamente come geroglifici sono il retaggio di reminiscienze ancor più primitive, vaste, oscure o marziane. La sua opera da decenni viaggia nel mondo, è internazionale, indecifrabile, contemporanea, antichissima. I suoi gufi porta-fortuna ci fissano dalle mensole del suo atelier.

La lunga, vaporosa barba bianca  ne accompagna il sorriso, gli occhi s’accendono quando confida:

“Ho partecipato a un concorso. Sono arrivato tra i sei finalisti! Aspetto risposte…”

Sorrido anch’io pensando a tutte le volte che ha esposto le sue opere alla Biennale di Venezia, ai riconoscimenti inanellati, alle consacrazioni di Istanbul, Hong Kong, New York e in Russia, in Lituania e negli Emirati Arabi…

Ma è il futuro ad interessarlo, un’altra sfida lo attende e una prossima Mostra a febbraio… E in quell’entusiasmo di fanciullo che ha già varcato la soglia della grande età, scopro la via della vera Saggezza e l’eterno segreto della Felicità.

(http://Gianmaria Potenza “Alfabeti sconosciuti e linguaggi simbolici” Editoriale Giorgio Mondadori)

Omero Tarquini, Il Passato et the Future: mostra curata da Francesca Schaal

OMERO TARQUINI
“Il passato et the future”
Mostra a Roma il 7 Marzo 2018
Galleria Valerio Turchi
Via Margutta 91, Roma

Curatrice: Francesca Schaal Zucchiatti

 

Una Mostra diversa. Per una sola sera. Un viaggio, con la macchina del tempo dalle origini della scultura alla ricerca delle tracce del passato nell’opera di uno dei nostri più eclettici giovani scultori d’arte contemporanea.

Wanted in Rome: Omero Tarquini by Francesca Schaal

“For one night only. A journey in a time machine, starting with the origins of sculpture in search of traces from the past via the work of one of our most eclectic young contemporary sculptors. Omero Tarquini, a polyhedral Anglo-Italian artist, exhibits some of his most successful pieces – bodies and faces moulded in terracotta – among the ancient Roman masterpieces in Valerio Turchi’s Gallery on Via Margutta in Rome. The modernity of his severed and enduring busts, with imperfect but harmonious proportions, reveal a profound study of classical Greco-Roman sculpture, a sure assimilation of the studies of the great Polykleitos; the internalisation of the concepts of proportion between opposites are neutralised completing Pythagoras. The rest is a very modern drama, of faces and bodies in tension, candid but not innocent, plays of light and shadow, intentional incompleteness, left to the empathy of the observer.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Divine Liberty 5
A fundamental role in the works of Omero is that of the unavoidable digital imprint. Not only an unequivocal signature, but an extremely important conceptual element. An infallible criterion of personal identification as well as at the same time a common denominator of all human beings, the imprint distinguishes and unites: already part of our technological life, it is a virtual and cold element, but also tangible contact with material, touch and truth from each us. Art is a train, it can only run along the tracks required of the future. Contemporary sculpture filters reality, overcomes the past and gives us back the image of humanity today and tomorrow. But “all that is left is pure” the artist explains, “it’s the research of emotions through beauty” he adds, all coming from a man who has increasingly become an unfathomable enigma for himself.” Open, for one night only, from 18.00 on March 7th.

Mostre

LO SCULTORE G.M.POTENZA E L’ARTE D’ESSERE FELICE

E’ difficile tratteggiare in poche righe il ritratto di un artista vero, i blog sono uno strumento di divulgazione efficace ma, si sa, concedono poco spazio. Tuttavia credo che il Maestro Gianmaria Potenza non se ne offuscherà troppo, è raro trovare un artista tanto in linea con il nostro tempo, tanto in armonia con un se stesso costruito in decenni d’attività, attraversando gran parte del ‘900 e un ventennio del nuovo millennio con la propria arte.

Il suo volto è un riassunto perfetto della sua personalità: un incrocio fra il Michelangelo ritratto sulle vecchie banconote da 50.000 Lire e la maschera bonaria di un Geppetto che, in pace con se stesso e il mondo, crede in un bambino di nome Pinocchio. Sarà perché questo enfant prodige (nipote di razza di ben due zii, uno pittore, l’altro scultore) è stato sempre un artista imprenditore (ha fondato La Murrina punta di diamante nell’arte del vetro), uno che con la dissolutezza dell’artiste maudit non ha mai avuto a che fare. Sveglia presto, duro lavoro quotidiano con i materiali più diversi, una compagna di vita, conosciuta giovanissimo, purtroppo recentemente scomparsa, Madama Rossana, la sua intelligenza tutta racchiusa nella frase che amava ripetere: ”Dietro un grande uomo, c’è una (grande) donna stanca”.

Gli incontri decisivi della sua biografia – con l’architetto Marini a Venezia, con Joe Ponti a Milano – sono arrivati come un dolce naturale divenire della vita, perché “Ho sempre creduto nel futuro – dice – tutti i giorni mi sveglio allegro”. Liberando la figura dell’ARTISTA dalla retorica dei falsi miti e cliché, Potenza ha costruito pezzo per pezzo la sua arte, che ora vorrebbe racchiudere in un piccolo Museo per la posterità, accanto alla casa di fiaba dove è nato e vissuto nel cuore di Dorsoduro a Venezia. “Mi considero un artista del ‘500. Sono stato protetto dai miei committenti, architetti, Banche, Cantieri Navali…” afferma col piglio dell’uomo d’affari che è stato sempre, da quando prese in mano anche le redini dell’impresa di famiglia.

Sul mondo dei galleristi surfiamo insieme, con un sospiro mesto. Ma non c’è la minima rassegnazione nella sua analisi: guai a usare le derive negative della nostra società per giustificare l’abbandono dei propri sogni e progetti! Ci sono tante opportunità per i giovani, ma devono essere decisi, generosi, capaci d’attaccarsi al dente della ruota della fortuna, perché passa – è sicuro – e porta il nome di ognuno di noi.

Le sue parole, senti che sono autentiche:

“Io cerco l’emozione, lavoro con il cuore”

il segreto di Pulcinella di qualsiasi successo in fondo. Guardo il paravento che dipinse quando aveva dodici anni, evoco Matisse, Miro’ “Ma io non sapevo neanche chi fossero a quell’età” precisa; stesso scambio di fronte a certe sue sculture lucide e dorate “Pomodoro!” l’inutile esercizio di trovare paralleli nel mondo dell’arte  “Lo stimo – aggiunge – ma c’è differenza fra me e lui”.

Natura, Architettura, fonti costanti d’ispirazione, Venezia come Bisanzio, evocata dai suoi mosaici, ma i simboli  ripetuti ossessivamente come geroglifici sono il retaggio di reminiscienze ancor più primitive, vaste, oscure o marziane. La sua opera da decenni viaggia nel mondo, è internazionale, indecifrabile, contemporanea, antichissima. I suoi gufi porta-fortuna ci fissano dalle mensole del suo atelier.

La lunga, vaporosa barba bianca  ne accompagna il sorriso, gli occhi s’accendono quando confida:

“Ho partecipato a un concorso. Sono arrivato tra i sei finalisti! Aspetto risposte…”

Sorrido anch’io pensando a tutte le volte che ha esposto le sue opere alla Biennale di Venezia, ai riconoscimenti inanellati, alle consacrazioni di Istanbul, Hong Kong, New York e in Russia, in Lituania e negli Emirati Arabi…

Ma è il futuro ad interessarlo, un’altra sfida lo attende e una prossima Mostra a febbraio… E in quell’entusiasmo di fanciullo che ha già varcato la soglia della grande età, scopro la via della vera Saggezza e l’eterno segreto della Felicità.

(http://Gianmaria Potenza “Alfabeti sconosciuti e linguaggi simbolici” Editoriale Giorgio Mondadori)

Omero Tarquini, Il Passato et the Future: mostra curata da Francesca Schaal

OMERO TARQUINI
“Il passato et the future”
Mostra a Roma il 7 Marzo 2018
Galleria Valerio Turchi
Via Margutta 91, Roma

Curatrice: Francesca Schaal Zucchiatti

 

Una Mostra diversa. Per una sola sera. Un viaggio, con la macchina del tempo dalle origini della scultura alla ricerca delle tracce del passato nell’opera di uno dei nostri più eclettici giovani scultori d’arte contemporanea.

Wanted in Rome: Omero Tarquini by Francesca Schaal

“For one night only. A journey in a time machine, starting with the origins of sculpture in search of traces from the past via the work of one of our most eclectic young contemporary sculptors. Omero Tarquini, a polyhedral Anglo-Italian artist, exhibits some of his most successful pieces – bodies and faces moulded in terracotta – among the ancient Roman masterpieces in Valerio Turchi’s Gallery on Via Margutta in Rome. The modernity of his severed and enduring busts, with imperfect but harmonious proportions, reveal a profound study of classical Greco-Roman sculpture, a sure assimilation of the studies of the great Polykleitos; the internalisation of the concepts of proportion between opposites are neutralised completing Pythagoras. The rest is a very modern drama, of faces and bodies in tension, candid but not innocent, plays of light and shadow, intentional incompleteness, left to the empathy of the observer.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Divine Liberty 5
A fundamental role in the works of Omero is that of the unavoidable digital imprint. Not only an unequivocal signature, but an extremely important conceptual element. An infallible criterion of personal identification as well as at the same time a common denominator of all human beings, the imprint distinguishes and unites: already part of our technological life, it is a virtual and cold element, but also tangible contact with material, touch and truth from each us. Art is a train, it can only run along the tracks required of the future. Contemporary sculpture filters reality, overcomes the past and gives us back the image of humanity today and tomorrow. But “all that is left is pure” the artist explains, “it’s the research of emotions through beauty” he adds, all coming from a man who has increasingly become an unfathomable enigma for himself.” Open, for one night only, from 18.00 on March 7th.

“Rives et dérives” Exposition à Genève de Beatrice Mazzuri

BEATRICE MAZZURI
“Rives et dérives”
Exposition à Genève du 25 février au 30 mars 2016
Cité du temps
1, pont de la Machine – 1204 Genève

Catalogo: Francesca Schaal Zucchiatti

“Rives et Dérives”, cette nouvelle exposition qui présente mon travail de 2014 et 2015, revêt une importance toute particulière pour moi, au regard, des évènements qui, pendant cette période, ont changé le monde en général, et ma vie en particulier.

Ces œuvres en sont l’empreinte vive et triomphante. Elles se veulent traces et résistances.

Le titre que j’ai choisi, Rives et Dérives, renvoie pour moi à ce va et viens nécessaire entre le repli sur soi, l’intimité… (rives), et l’attention portée sur l’extérieur et l’actualité, où me frappent les exagérations de toutes sortes, la majoration des toutes les intensités, qu’il s’agisse d’architecture, de progrès ou d’horreurs… (dérives) »

Béatrice Mazzuri

_______________________________________________

Dall’articolo di Sylvie Neidinger
(Blog : http://duboutduborddulac.blog.tdg.ch/apps/m/archive/2014/04/14/beatrice-mazzuri-en-fragment-d-eternite-invisible-254998.html)

Rendez-vous Cité du Temps,  Pont de la Machine 1, cet extraordinaire « cœur  de fleuve »

Entre deux eaux. Celles des puissants flots du Rhône.

Qui finissent de se prélasser dans le lac et prennent  brutalement conscience de la longueur du périple nécessaire afin de mieux  se perdre dans l’immensité salée.

Bondir, rattraper  au vol les secondes et les minutes. Se hâter pour mieux mourir….

Béatrice Mazzuri  expose dans cet espace, magique «cœur de Genève » jusqu’au 22 avril.

L’artiste  classée dans le courant de l’expressionnisme lyrique y  présente ses Traces d’invisible.

Des tableaux de grand format. A sa taille presque. Elle adore.

Une large dimension qu’elle  donne à visualiser sur son site dans sa démarche créatrice à  son atelier.

Sa technique part du réel et y retourne. Boucle. Exactement comme on nait poussière pour le redevenir.

Les photos de base sont triturées, puis délavées, estompées, oubliées. Ensuite “aquarellisées”

Et, en fin du processus créatif, reviennent au réel sublimé.

Un cliché photo sera  au final tiré du résultat pictural, lequel est collé sous « glass » pour un rendu en toute brillance.

Une curieuse… chasse à l’oubli qui désigne puis omet (!) et trie. Et  ne  donne à voir que l’essentiel !

J’eus la chance de franchir la porte en passant par hasard,  un mardi  à la Machine.

-Certes, il n’y a pas de hasard dans  la vie !

Et  de rencontrer ce jour là deux « âmes sœurs »   au diapason. 

Béatrice Mazzuri en toute tranquillité et Francesca Schaal Zucchiatti, journaliste, écrivain, laquelle a rédigé le portrait de l’artiste dans le catalogue « Mémoire d’invisible ».  

Deux mêmes réalités,  la peintre et l’écrivain. « pour Béatrice créer a toujours été un prodigieux geste de synthèse » affirme la vénitienne, son amie, sa complice.

La tranquille et sereine Francesca vient de publier un roman… noir. Son site web: crimini!

Pas si simple quand la synthèse est  aussi tirée des rencontres structurantes.

                                     MYTHIQUE PONT DE LA MACHINE

Le jour du vernissage, je sentais le navire amiral immobile vibrer. Concordances….

Le regard porté sur les oeuvres accrochées,  libre et indomptable  ne pouvait s’empêcher de partir pour suivre le fil de l’eau. Aimanté. Prodigieux site de la Machine…

Je fus également attirée ce soir là  par la musique issue d’un bel objet de lutherie.  De l’univers de la résonance.

Céline Renaud de JMC Lutherie évoqua avec passion ces épicéas, « ses » épicéas si choyés qui poussent  sans hâte   côté Jura,  transformés pour le bonheur des mélomanes. Les raisons de sa présence ? Une collaboration avec l’artiste sur les « sound boards”..

En sortant  un peu tard de l’expo, une seule envie: se laisser porter par les flots impétueux pour voguer  vers Nice et puis Venise et plus encore en direction de l’Orient.

Il fait nuit. Les eaux sombres reflètent toute la lumière de  la Ville.

S’accrocher aux éclats….Frêles traces d’invisible, petit fragments d’éternité. 

Toujours brillants, jamais mats. Pour mieux rebondir

Ainsi en a décidé l’artiste.

Sylvie Neidinger

Itinerari d’oriente – Mostra di Beatrice Mazzuri

BÉATRICE MAZZURI
“BACK TRUE: ITINERARI D’ORIENTE”
—————————
Venezia. Luglio 2013
Curatore : Francesca Schaal Zucchiatti
Catalogo con testi di Béatrice Mazzuri
e Francesca Schaal Zucchiatti
Progetto grafico : makearts Antonio Parisi

11 lavori dell’artista franco-svizzera Béatrice Mazzuri sono stati esposti a Venezia, dal 21 settembre al 21 ottobre 2013 (Galleria Juris & Perl)

Le opere, presenti per la prima volta in Italia, costituiscono una sorta di cammino all’interno del quale convergono come chiave di lettura le parole: viaggio e ricerca. Viaggio come trama esistenziale filosofica, ricerca di una conciliazione fra opposti: colori/ trasparenza, Oriente/Occidente, presenza/assenza.

Béatrice Mazzuri ritrae lo spazio fra sogno e realtà dei luoghi, le presenze umane già svanite, il passaggio del tempo verso l’eternità attraverso una tecnica originale e personalissima che unisce fotografia e pittura. Partita per un lungo vagabondaggio in India, ritorna con più di 3500 fotografie che utilizza come base per dipingere con pennelli e colori. Il quadro così ottenuto subisce un altro trattamento con una tecnica a calco. Il risultato finale viene fotografato così da restituire all’opera tutta la leggerezza dell’immagine poetica inseguita dall’artista: “une fois obtenu ce que je voulais, je l’ai photographié”. Questa tecnica, innovativa, non è una mera esibizione di stile, se pur finissima, ma nasce dalla forte esigenza dell’artista di comunicare le più intense emozioni vissute nei momenti della visione e dell’attrazione verso volti e paesaggi.

Sono proprio le tematiche del ritratto e del paesaggio a stimolare particolarmente la fantasia dell’artista. Entrambe hanno una potenza comunicativa sorprendente, che cattura e monopolizza il nostro sguardo al punto da farci dimenticare da dove vengano i personaggi ritratti e i precisi contorni di un luogo.

La Mazzurri dunque, fotografa, dipinge, coglie, ascolta: dai paesaggi aridi e violenti delle Cevannes nella sua Francia natale ai colori intensi dell’India del Nord, dalla Cupola di Santa Sofia ad Istambul, alla Basilica di San Marco a Venezia, città su cui, nell’ultimo periodo, ha concentrato la sua attenzione. Il colore delle emozioni trasfigura il ricordo, lo tinge d’ocra e di viola, di vermiglio infuocato, d’arancio e d’indaco.

“Tutti i luoghi – scrive Francesca Schaal Zucchiatti, nell’introduzione al catalogo – anche i più mitici, sono un po’ il frutto della nostra immaginazione. Ne intuiamo le presenze già spirate, i passaggi dell’umanità prima di noi, l’energia si trasforma in fitte spirali di vapori, diventa eternità”.

Béatrice Mazzuri, nasce nel Sud della Francia, dove dipinge e disegna fin da bambina.

Compie studi di Lettere e Storia dell’Arte all’Università di Montpellier, per poi trasferirsi a Ginevra, dove insegna per anni Storia dell’Arte e letteratura francese continuando a dipingere e a scrivere testi d’arte e romanzi.

Dal 1972 numerose mostre in Europa, Asia e Stati Uniti fanno conoscere Béatrice Mazzuri al Pubblico.

Le sue opere sono state esposte alla Galerie Royale in Lussemburgo, alla Collis a Losanna, alla Galleria Hatika in Giappone , Galerie Ares ad Instambul in Turchia, alla Fondazione HP Europe.

Molti lavori sono inoltre presenti in numerose banche svizzere, come l’UBS, la Banque Clériden, la Banque Raiffeisen e la Banque Julius Baer.

Nel maggio del 2012 espone i suoi dipinti su base fotografica dedicati all’India in una personale alla “Cité du Temps” a Ginevra.

A Natale del 2012 la Mazzuri arriva a Venezia, dove realizza una serie di lavori ispirati alla laguna d’inverno.

“Rives et dérives” Exposition à Genève de Beatrice Mazzuri

BEATRICE MAZZURI
“Rives et dérives”
Exposition à Genève du 25 février au 30 mars 2016
Cité du temps
1, pont de la Machine – 1204 Genève

Catalogo: Francesca Schaal Zucchiatti

“Rives et Dérives”, cette nouvelle exposition qui présente mon travail de 2014 et 2015, revêt une importance toute particulière pour moi, au regard, des évènements qui, pendant cette période, ont changé le monde en général, et ma vie en particulier.

Ces œuvres en sont l’empreinte vive et triomphante. Elles se veulent traces et résistances.

Le titre que j’ai choisi, Rives et Dérives, renvoie pour moi à ce va et viens nécessaire entre le repli sur soi, l’intimité… (rives), et l’attention portée sur l’extérieur et l’actualité, où me frappent les exagérations de toutes sortes, la majoration des toutes les intensités, qu’il s’agisse d’architecture, de progrès ou d’horreurs… (dérives) »

Béatrice Mazzuri

_______________________________________________

Dall’articolo di Sylvie Neidinger
(Blog : http://duboutduborddulac.blog.tdg.ch/apps/m/archive/2014/04/14/beatrice-mazzuri-en-fragment-d-eternite-invisible-254998.html)

Rendez-vous Cité du Temps,  Pont de la Machine 1, cet extraordinaire « cœur  de fleuve »

Entre deux eaux. Celles des puissants flots du Rhône.

Qui finissent de se prélasser dans le lac et prennent  brutalement conscience de la longueur du périple nécessaire afin de mieux  se perdre dans l’immensité salée.

Bondir, rattraper  au vol les secondes et les minutes. Se hâter pour mieux mourir….

Béatrice Mazzuri  expose dans cet espace, magique «cœur de Genève » jusqu’au 22 avril.

L’artiste  classée dans le courant de l’expressionnisme lyrique y  présente ses Traces d’invisible.

Des tableaux de grand format. A sa taille presque. Elle adore.

Une large dimension qu’elle  donne à visualiser sur son site dans sa démarche créatrice à  son atelier.

Sa technique part du réel et y retourne. Boucle. Exactement comme on nait poussière pour le redevenir.

Les photos de base sont triturées, puis délavées, estompées, oubliées. Ensuite “aquarellisées”

Et, en fin du processus créatif, reviennent au réel sublimé.

Un cliché photo sera  au final tiré du résultat pictural, lequel est collé sous « glass » pour un rendu en toute brillance.

Une curieuse… chasse à l’oubli qui désigne puis omet (!) et trie. Et  ne  donne à voir que l’essentiel !

J’eus la chance de franchir la porte en passant par hasard,  un mardi  à la Machine.

-Certes, il n’y a pas de hasard dans  la vie !

Et  de rencontrer ce jour là deux « âmes sœurs »   au diapason. 

Béatrice Mazzuri en toute tranquillité et Francesca Schaal Zucchiatti, journaliste, écrivain, laquelle a rédigé le portrait de l’artiste dans le catalogue « Mémoire d’invisible ».  

Deux mêmes réalités,  la peintre et l’écrivain. « pour Béatrice créer a toujours été un prodigieux geste de synthèse » affirme la vénitienne, son amie, sa complice.

La tranquille et sereine Francesca vient de publier un roman… noir. Son site web: crimini!

Pas si simple quand la synthèse est  aussi tirée des rencontres structurantes.

                                     MYTHIQUE PONT DE LA MACHINE

Le jour du vernissage, je sentais le navire amiral immobile vibrer. Concordances….

Le regard porté sur les oeuvres accrochées,  libre et indomptable  ne pouvait s’empêcher de partir pour suivre le fil de l’eau. Aimanté. Prodigieux site de la Machine…

Je fus également attirée ce soir là  par la musique issue d’un bel objet de lutherie.  De l’univers de la résonance.

Céline Renaud de JMC Lutherie évoqua avec passion ces épicéas, « ses » épicéas si choyés qui poussent  sans hâte   côté Jura,  transformés pour le bonheur des mélomanes. Les raisons de sa présence ? Une collaboration avec l’artiste sur les « sound boards”..

En sortant  un peu tard de l’expo, une seule envie: se laisser porter par les flots impétueux pour voguer  vers Nice et puis Venise et plus encore en direction de l’Orient.

Il fait nuit. Les eaux sombres reflètent toute la lumière de  la Ville.

S’accrocher aux éclats….Frêles traces d’invisible, petit fragments d’éternité. 

Toujours brillants, jamais mats. Pour mieux rebondir

Ainsi en a décidé l’artiste.

Sylvie Neidinger

Itinerari d’oriente – Mostra di Beatrice Mazzuri

BÉATRICE MAZZURI
“BACK TRUE: ITINERARI D’ORIENTE”
—————————
Venezia. Luglio 2013
Curatore : Francesca Schaal Zucchiatti
Catalogo con testi di Béatrice Mazzuri
e Francesca Schaal Zucchiatti
Progetto grafico : makearts Antonio Parisi

11 lavori dell’artista franco-svizzera Béatrice Mazzuri sono stati esposti a Venezia, dal 21 settembre al 21 ottobre 2013 (Galleria Juris & Perl)

Le opere, presenti per la prima volta in Italia, costituiscono una sorta di cammino all’interno del quale convergono come chiave di lettura le parole: viaggio e ricerca. Viaggio come trama esistenziale filosofica, ricerca di una conciliazione fra opposti: colori/ trasparenza, Oriente/Occidente, presenza/assenza.

Béatrice Mazzuri ritrae lo spazio fra sogno e realtà dei luoghi, le presenze umane già svanite, il passaggio del tempo verso l’eternità attraverso una tecnica originale e personalissima che unisce fotografia e pittura. Partita per un lungo vagabondaggio in India, ritorna con più di 3500 fotografie che utilizza come base per dipingere con pennelli e colori. Il quadro così ottenuto subisce un altro trattamento con una tecnica a calco. Il risultato finale viene fotografato così da restituire all’opera tutta la leggerezza dell’immagine poetica inseguita dall’artista: “une fois obtenu ce que je voulais, je l’ai photographié”. Questa tecnica, innovativa, non è una mera esibizione di stile, se pur finissima, ma nasce dalla forte esigenza dell’artista di comunicare le più intense emozioni vissute nei momenti della visione e dell’attrazione verso volti e paesaggi.

Sono proprio le tematiche del ritratto e del paesaggio a stimolare particolarmente la fantasia dell’artista. Entrambe hanno una potenza comunicativa sorprendente, che cattura e monopolizza il nostro sguardo al punto da farci dimenticare da dove vengano i personaggi ritratti e i precisi contorni di un luogo.

La Mazzurri dunque, fotografa, dipinge, coglie, ascolta: dai paesaggi aridi e violenti delle Cevannes nella sua Francia natale ai colori intensi dell’India del Nord, dalla Cupola di Santa Sofia ad Istambul, alla Basilica di San Marco a Venezia, città su cui, nell’ultimo periodo, ha concentrato la sua attenzione. Il colore delle emozioni trasfigura il ricordo, lo tinge d’ocra e di viola, di vermiglio infuocato, d’arancio e d’indaco.

“Tutti i luoghi – scrive Francesca Schaal Zucchiatti, nell’introduzione al catalogo – anche i più mitici, sono un po’ il frutto della nostra immaginazione. Ne intuiamo le presenze già spirate, i passaggi dell’umanità prima di noi, l’energia si trasforma in fitte spirali di vapori, diventa eternità”.

Béatrice Mazzuri, nasce nel Sud della Francia, dove dipinge e disegna fin da bambina.

Compie studi di Lettere e Storia dell’Arte all’Università di Montpellier, per poi trasferirsi a Ginevra, dove insegna per anni Storia dell’Arte e letteratura francese continuando a dipingere e a scrivere testi d’arte e romanzi.

Dal 1972 numerose mostre in Europa, Asia e Stati Uniti fanno conoscere Béatrice Mazzuri al Pubblico.

Le sue opere sono state esposte alla Galerie Royale in Lussemburgo, alla Collis a Losanna, alla Galleria Hatika in Giappone , Galerie Ares ad Instambul in Turchia, alla Fondazione HP Europe.

Molti lavori sono inoltre presenti in numerose banche svizzere, come l’UBS, la Banque Clériden, la Banque Raiffeisen e la Banque Julius Baer.

Nel maggio del 2012 espone i suoi dipinti su base fotografica dedicati all’India in una personale alla “Cité du Temps” a Ginevra.

A Natale del 2012 la Mazzuri arriva a Venezia, dove realizza una serie di lavori ispirati alla laguna d’inverno.