Promoteo – 13 aprile 2017

È in edicola Prometeo, il trimestrale di scienze e storia diretto da Valerio Castronovo.

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Su Prometeo in edicola è ampia anche l’offerta di riflessioni sulla storia antica. Valeria Andò ci racconta come i lavori domestici nell’Atene classica richiamassero una sapienza che, certo metaforicamente, poteva costituire un valido esempio per risolvere i problemi della polis. Francesca Schaal si mette invece sulle tracce della Mesopotamia – e in particolar modo sulla genesi della scrittura – grazie a una mostra dedicata, a Venezia nella sede di Palazzo Loredan. Inizia proprio con Babilonesi ed Egizi la carrellata storica, a cura di Gabriella Piroli, che ricostruisce la figura del collezionista come personaggio emblematico in grado di sopravvivere e risalire tutti i secoli fino a giungere alle applicazioni artistico-digitali di oggi. E Maria Grazia Pelaia compie una passeggiata nel tempo e nella geografia per presentare come il concetto di natura sia stato interpretato, vissuto e anche modificato dalle differenti culture umane.

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Prometeo – Settembre 2016

L’iconografico del numero, curato da Pepa Sparti, è dedicato ai Guggenheim – zio e nipote – e alla loro straordinaria collezione, a cui Palazzo Strozzi di Firenze ha recentemente dedicato un’esposizione intitolata “Da Kandisky a Pollock”. Prometeo offre ai lettori la riproduzione di ben dieci tavole. Ma non è l’unico contributo pittorico del numero. Attraverso Benedetta Gentile del Carretto e Francesca Schaal sono riportati rispettivamente alcuni acquerelli di Pietro Santi Bartoli e le tele di Romaine Brooks.

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Promoteo – Luglio 2015

Da menzionare altri quattro interessanti contributi.
Maria Grazia Pelaia rilegge titoli e strategie di mercato della microeditoria italiana;

Francesca Schaal ci accompagna tra le immagini delle nozze di Maria de’ Medici

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Promoteo – dicembre 2013

Altri contributi: la scrittrice Francesca Schaal presenta la figura geniale di un artista poliedrico come Gaspare Manos, mentre Anna Chiarloni, docente di letteratura tedesca a Torino, torna sul concetto di identità nazionale con un intervento denso di riferimenti e citazioni: è una carrellata di spunti critici, che focalizza il tema proprio a partire dalla riunificazione delle due Germanie e dalle innumerevoli contraddizioni che segnano la vocazione a “essere europei” nello scenario del mercato globale.

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9 dicembre 2004 Il Gazzettino on line (LIBRI)

Mamme e bambini, storie di indigesta infelicità veneziana

Se avete intenzione di comperare “Il problema del mese di aprile” di Francesca Zucchiatti – Schaal (Robin Biblioteca del Vascello) un’avvertenza è necessaria: in questo libro non succede niente, come a Venezia, la città in cui si svolge il racconto. O meglio, sembra che non avvenga nulla tanto è minima la vicenda, comune, per nulla interessante a ben vedere, ma in realtà in quelle poche pagine tutto il mondo è messo sottosopra, rivoltato come un guanto. (…)
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24/09/2003 IL GAZZETTINO

Nuovo libro della Zucchiatti

“In un posto qualunque all’ora indicata” é il titolo del nuovo libro di Francesca Zucchiatti-Schaal, ce a dicembre sarà presentato officialmente a Roma, ma é già approdato nelle librerie. Francesca, 37 anni, figlia dell’avvocato Gian Caro Zucchiatti, dopo il giallo “Una dolce fine in Costa Azzurraé, nel 2001 si é aggiudicata il prestigioso premio La Prairie, con il romanzo “Una musica nella notte”, edito da Sonzongno. La scrittrice pordenonese (che pero’ vive tra Venezia e Parigi) insegnante e traduttrice, ha pubblicato questo suo ultimo lavoro con la casa editrice Robin-Bdv.

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22/06/2001 Il Giorno di Milano

La scrittura, una sua passione,

La scrittura, una sua passione, nemmeno tanto segreta: il primo romanzo «Una dolce fine in Costa Azzurra» è già stato pubblicato da Editrice Nuovi Autori, un piccolo editore milanese. «Una prova. Chi ama scrivere tenta tutte le strade. Ma è terribilmente difficile trovare editori disposti a leggere opere di esordienti», dice Francesca Zucchiatti Schaal, 35 anni, di Pordenone, una laurea in Scienze politiche, traduttrice e interprete per alcuni anni a Parigi al Centre de Langue et Culture Italienne, che divide la sua vita tra Venezia e la capitale francese. «Ho l’impressione che, oggi, prima di tutto ci si deve rendere graditi, rispondere ai canoni del momento e il saper scrivere, o cantare, o suonare venga solamente dopo».

Come ha saputo del concorso La Prairie?
«Una mia amica mi ha dato il trafiletto del mensile “Elle”, dove si parlava del premio e ho subito spedito il mio breve romanzo. Almeno, ho pensato sarà letto dalla giuria.»

E pensava di vincere?
«A dire il vero, non mi ricordavo nemmeno più di aver partecipato e, quando mi è arrivata la comunicazione, sono rimasta molto sorpresa e ovviamente molto contenta.»
Lei, che ora vive tra Venezia e Parigi, come mai ha scelto Milano per ambientare il suo romanzo?

«E’ una scelta legata ai personaggi e alla trama del libro. Conosco, purtroppo, il Centro Tumori perché in tanti ci abbiamo accompagnato parenti o amici e anche un po’ la città per le mie scorribande giovanili. E poi Milano, con la sua dimensione ancora provinciale, direi, dove forte è la divisione tra chi conta e chi è nessuno, con la sua spietata selezione secondo i criteri della visibilità e vendibilità, si prestava a fare da sfondo alla storia di Silvia di umili origini e di grandi ambizioni e del dottor Bern, emblema del successo con carriera, Porsche e attico.»

Anche Silvia, la protagonista, è attratta da quei modelli e prova invidia, rabbia, sino a vendicarsi…

«La mia protagonista è una ragazza con tutte le contraddizioni dei giovani d’oggi. Non è un’eroina positiva. La salva l’aver operato scelte appassionate e perseguite sino in fondo. Non mi piace una vita che ti sguscia tra le mani, alla quale non sai imprimere alcun segno che parli di te. Purtroppo, è proprio questo che manca alla mia generazione.»

In che senso?
«Chi oggi ha dai 30 ai 40 anni mi pare che non abbia un sogno per cui vivere. Non mi riferisco a utopie collettive, come quelle di cambiare il sistema, tanto in voga nel ’68. No. I miei coetanei non mostrano di possedere obiettivi privati scelti in modo consapevole, si lasciano vivere, accettano passivamente di seguire le orme dei padri, perché è più semplice, sono timorosi dello scacco. E si svegliano da questo torpore, solo se accade qualcosa di molto grave.»

Tornando al suo romanzo, perché ha scelto la struttura del giallo?
«E’ una struttura a me più congeniale, più vicina alla mia sensibilità. Anche se è difficile da costruire e fa parte, ancora, di un genere minore. E poi, perché la violenza è latente nel mondo in cui viviamo e cova in ciascuno di noi. Mi piace scoprirla anche nella gente comune. Amo la misteriosa connessione degli eventi. Niente è casuale. Ogni incontro ha un senso: sta a noi decifrarlo. E osservare e scrivere come si compongono, scompongono e interrompono le vite, spesso a causa di gesti, sentimenti tenebrosi, violenze, è molto interessante per me.»

Quali sono i suoi autori preferiti?
«I lirici greci, che continuo a leggere e rileggere e poi Balzac, Dostoevskij e tutti gli autori russi. Mi ha affascinato Cassola e il suo modo di montare i dialoghi, oppure Chatwin. Ma quello che mi piace di più è andare per bancarelle a cercarmi scrittori sconosciuti.»

di Francesca Amoni