La recensione del Prof. Giovanni Incorvati”

COSA COMUNICANO LE MIE PIANTE QUANDO NON CI SONO (Estratto – Prof. Giovanni Incorvati )

La botanica non è nuova a esperimenti di riflessione non strettamente scientifica. Il tema ebbe un particolare sviluppo alla fine del Settecento, nell’epoca che precedette e seguì la Rivoluzione francese, soprattutto in Francia, in Inghilterra e in Germania, associato direttamente alle “relazioni pericolose” di Rousseau con Linneo, e ai nomi a loro collegati di Erasmus Darwin (nonno del ben più famoso Charles), di Goethe e di Lamarck. In particolare nelle opere di carattere più pedagogico di Mary Wollstonecraft, di Priscilla Wakefield, di Charlotte Smith, di Maria Jackson, e di Maria e Richard Edgeworth. Esse provocarono una serie di reazioni, anche isteriche, furiose, contro quelle che apparivano come tendenze femministe a rischio di contagio (si veda il saggio di Theresa M. Kelley, Clandestine Marriage. Botany and Romantic Culture, del 2012).

La scienza declinata al femminile provoca ancora oggi forti mal di testa, soprattutto perché si pensa che non dia sufficienti garanzie di “purezza” evidence based, intorbidita come sarebbe da preoccupazioni di genere troppo diverso. Nei giorni scorsi (Corriere della sera, 16 giugno 2018) Ilaria Capua, virologa di fama internazionale, ha ricordato di essere stata sottoposta alla gravissima accusa di traffico illecito di virus, e di essere stata perciò costretta a emigrare, in una caccia alle “streghe” sempre attuale, anche per la connotazione di genere che associava in tutta promiscuità gli oggetti “personalizzati” delle proprie ricerche con i soggetti, “i miei virus” con “i miei ragazzi”. Tratti simili di tale vicenda tornano in mente, e ti avvincono, fin dalla copertina del libro appena uscito di Francesca Zucchiatti Schaal, Cosa fanno le mie piante quando non ci sono. (…)

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COMUNICATO STAMPA

Presentazione ufficiale del Libro

COSA FANNO LE MIE PIANTE QUANDO NON CI SONO ?

Le piante? Non le guarderete più allo stesso modo! ”

Ginevra,  4 giugno 2018

 

Lunedi’ 4 Giugno 2018 , Ospite del Lions Club Genève Rhòne Suisse

presso l’Hôtel Métropole, la scrittrice e giornalista Francesca Schaal Zucchiatti presenterà a Ginevra il suo ultimo libro “Cosa fanno le mie piante quando non ci sono” (Amazon.it), un romanzo di formazione e d’amore, con frequenti scorribande nel mondo del saggio, che apre a una visione originale del nostro vivere in contatto e in compagnia con il mondo vegetale.

“Tutto comincio’- racconta – quando, rientrando a casa dopo un’assenza prolungata di più di due settimane, trovai le mie piante d’appartamento di un verde eclatante, più rigogliose che mai e con gemme nuove. E tutto questo ovviamente, senza aver ricevuto la minima cura né acqua da parte mia o di altri. Come mai? Cos’era accaduto senza di me? ”

E’ l’inizio di un viaggio, un percorso d’apprendimento, una reale passione quasi scientifica per il mondo incredibile delle piante: un cactus che perde le spine se amato; una pianta di fagiolo un po’ in là con gli anni che soffre d’insonnia; la timidezza degli alberi, la loro intelligenza nel comunicare, imparare, insegnare, ingannare e persino manipolare, sono solo alcune delle scoperte che Anne, la protagonista del romanzo, romantica insegnante d’inglese, figlia di poeta e fidanzata ad un eccentrico pittore, impara ad approfondire nella sua piccola mansarda nel cuore di Parigi. Saranno le sue co-inquiline, amate e trascurate, chiamate per nome come personaggi di fiaba, ad aprirla ad una visione più matura sulla forma di vita più antica e resiliente del pianeta, un modello di società collettiva che da centinaia di milioni d’anni elabora strategie di sopravvivenza per consentire il perpetrarsi della vita sulla Terra.

Con la rivisitazione di antiche credenze, delle grandi scoperte scientifiche dei vari Darwin, Lamarck, Linneo, Barbenk, Delpino, ma anche attraverso rapidi excursus sulle scoperte scientifiche più moderne, sui meccanismi che permettono alle piante di comunicare fra loro, di sentire il dolore e persino l’affetto con cui le curiamo, l’autrice propone a tutti i lettori un nuovo approccio al mondo verde. In un divertente intreccio di fantasia e realtà, Anne, la protagonista della storia, scoprirà che le sue vicissitudini personali sono in qualche modo condivise dalle sue bizzarre coinquiline. “Perché le piante partecipano già alla nostra vita, costantemente – afferma Francesca Schaal – depositarie d’una saggezza antica, veicolo d’energie positive, d’interazioni biochimiche e stimoli vibratori, capaci di dialoghi continui con tutto cio’ che vive, pulsa, palpita nel mondo”.

Osservare con occhi nuovi le piante che ci circondano – siano esse alberi ma anche le più semplici e comuni forme di vita vegetali nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, ai bordi delle strade – deve spingerci, secondo l’autrice, ad una presa di coscienza più matura e consapevole sulla vita del nostro Pianeta, sempre più malato. Ma soprattutto puo’ offrirci l’occasione per una riflessione anche filosofica sul tempo e i suoi segreti, sul valore profondo dell’esistenza, senza limitarlo a banali criteri di durata, ma aprendolo piuttosto all’autentico valore della vita, da onorare e difendere, sempre, là dove nasce, brilla e celebra la luce.

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Francesca Schaal Zucchiatti – breve biografia

Dopo una formazione cosmopolita e una Laurea in Scienze Politiche a Firenze, lavora come giornalista e p.r. in Francia. Scrive e cura pubblicazioni sull’immigrazione italiana oltralpe, è insegnante, traduttrice, curatrice di Mostre, giornalista free lance in Italia e in Europa. Nel 2001 Una musica nella notte (Sonzogno Ed.) vince il Premio Racconti di Donna a Milano; Il problema del mese d’aprile ambientato a Venezia (Robin Biblioteca del Vascello Ed. 2003) l’avvicina al mondo degli adolescenti. La couleur de l’encre (Mokkedem Editions Paris 2010) la riporta all’antico amore del noir. Oggi vive fra Venezia, Roma e Parigi e non smette di viaggiare.

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SCHEDA LIBRO

TITOLO : “Cosa fanno le mie piante quando non ci sono”

AUTORE: Francesca Schaal Zucchiatti

USCITA : 1 GIUGNO 2018

EDITORE: Indipendente. Amazon.it

PAG. : 200  | PREZZO ON LINE Amazon.it : 13 Euro

Wanted in Rome – March 7th 2018

Omero Tarquini: Il Passato et The Future (by Francesca Schaal de Geispolsheim, curator)

7 March. “For one night only. A journey in a time machine, starting with the origins of sculpture in search of traces from the past via the work of one of our most eclectic young contemporary sculptors. Omero Tarquini, a polyhedral Anglo-Italian artist, exhibits some of his most successful pieces – bodies and faces moulded in terracotta – among the ancient Roman masterpieces in Valerio Turchi’s Gallery on Via Margutta in Rome. The modernity of his severed and enduring busts, with imperfect but harmonious proportions, reveal a profound study of classical Greco-Roman sculpture, a sure assimilation of the studies of the great Polykleitos; the internalisation of the concepts of proportion between opposites are neutralised completing Pythagoras. The rest is a very modern drama, of faces and bodies in tension, candid but not innocent, plays of light and shadow, intentional incompleteness, left to the empathy of the observer.

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A fundamental role in the works of Omero is that of the unavoidable digital imprint. Not only an unequivocal signature, but an extremely important conceptual element. An infallible criterion of personal identification as well as at the same time a common denominator of all human beings, the imprint distinguishes and unites: already part of our technological life, it is a virtual and cold element, but also tangible contact with material, touch and truth from each us. Art is a train, it can only run along the tracks required of the future. Contemporary sculpture filters reality, overcomes the past and gives us back the image of humanity today and tomorrow. But “all that is left is pure” the artist explains, “it’s the research of emotions through beauty” he adds, all coming from a man who has increasingly become an unfathomable enigma for himself.” Open, for one night only, from 18.00 on 7 March.

Prometeo – Nu 139 – settembre 2017

Ricca anche la sezione delle rubriche. Mentre Francesca Schaal ci racconta Jheronimus Bosch e Gian-Luca Baldi l’ultimo anno di vita di Mozart (il 1791), Giovanna Flamini compie una ricognizione sulla postura eretta, una caratteristica umana molto meno scontata di quanto si creda e comunque un autentico capolavoro ingegneristico naturale. (..)

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Un’interessante nuova chiave di lettura delle opere di Jheronimus Boch, eclettico, misterioso pittore del XVI sec. nell’articolo “Jherominuc Boch, amato, dimenticato, osannato e un po’ veneziano” eccezionalmente disponibile per i lettori del sito. (Francesca Schaal)

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Prometeo – 13 aprile 2017

È in edicola Prometeo, il trimestrale di scienze e storia diretto da Valerio Castronovo.

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Su Prometeo in edicola è ampia anche l’offerta di riflessioni sulla storia antica. Valeria Andò ci racconta come i lavori domestici nell’Atene classica richiamassero una sapienza che, certo metaforicamente, poteva costituire un valido esempio per risolvere i problemi della polis. Francesca Schaal si mette invece sulle tracce della Mesopotamia – e in particolar modo sulla genesi della scrittura – grazie a una mostra dedicata, a Venezia nella sede di Palazzo Loredan. Inizia proprio con Babilonesi ed Egizi la carrellata storica, a cura di Gabriella Piroli, che ricostruisce la figura del collezionista come personaggio emblematico in grado di sopravvivere e risalire tutti i secoli fino a giungere alle applicazioni artistico-digitali di oggi. E Maria Grazia Pelaia compie una passeggiata nel tempo e nella geografia per presentare come il concetto di natura sia stato interpretato, vissuto e anche modificato dalle differenti culture umane.

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Prometeo – Settembre 2016

L’iconografico del numero, curato da Pepa Sparti, è dedicato ai Guggenheim – zio e nipote – e alla loro straordinaria collezione, a cui Palazzo Strozzi di Firenze ha recentemente dedicato un’esposizione intitolata “Da Kandisky a Pollock”. Prometeo offre ai lettori la riproduzione di ben dieci tavole. Ma non è l’unico contributo pittorico del numero. Attraverso Benedetta Gentile del Carretto e Francesca Schaal sono riportati rispettivamente alcuni acquerelli di Pietro Santi Bartoli e le tele di Romaine Brooks.

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Prometeo – Luglio 2015

Da menzionare altri quattro interessanti contributi.
Maria Grazia Pelaia rilegge titoli e strategie di mercato della microeditoria italiana;

Francesca Schaal ci accompagna tra le immagini delle nozze di Maria de’ Medici

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Prometeo – dicembre 2013

Altri contributi: la scrittrice Francesca Schaal presenta la figura geniale di un artista poliedrico come Gaspare Manos, mentre Anna Chiarloni, docente di letteratura tedesca a Torino, torna sul concetto di identità nazionale con un intervento denso di riferimenti e citazioni: è una carrellata di spunti critici, che focalizza il tema proprio a partire dalla riunificazione delle due Germanie e dalle innumerevoli contraddizioni che segnano la vocazione a “essere europei” nello scenario del mercato globale.

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9 dicembre 2004 Il Gazzettino on line (LIBRI)

Mamme e bambini, storie di indigesta infelicità veneziana

Se avete intenzione di comperare “Il problema del mese di aprile” di Francesca Zucchiatti – Schaal (Robin Biblioteca del Vascello) un’avvertenza è necessaria: in questo libro non succede niente, come a Venezia, la città in cui si svolge il racconto. O meglio, sembra che non avvenga nulla tanto è minima la vicenda, comune, per nulla interessante a ben vedere, ma in realtà in quelle poche pagine tutto il mondo è messo sottosopra, rivoltato come un guanto. (…)
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24/09/2003 IL GAZZETTINO

Nuovo libro della Zucchiatti

“In un posto qualunque all’ora indicata” é il titolo del nuovo libro di Francesca Zucchiatti-Schaal, ce a dicembre sarà presentato officialmente a Roma, ma é già approdato nelle librerie. Francesca, 37 anni, figlia dell’avvocato Gian Caro Zucchiatti, dopo il giallo “Una dolce fine in Costa Azzurraé, nel 2001 si é aggiudicata il prestigioso premio La Prairie, con il romanzo “Una musica nella notte”, edito da Sonzongno. La scrittrice pordenonese (che pero’ vive tra Venezia e Parigi) insegnante e traduttrice, ha pubblicato questo suo ultimo lavoro con la casa editrice Robin-Bdv.

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22/06/2001 Il Giorno di Milano

La scrittura, una sua passione,

La scrittura, una sua passione, nemmeno tanto segreta: il primo romanzo «Una dolce fine in Costa Azzurra» è già stato pubblicato da Editrice Nuovi Autori, un piccolo editore milanese. «Una prova. Chi ama scrivere tenta tutte le strade. Ma è terribilmente difficile trovare editori disposti a leggere opere di esordienti», dice Francesca Zucchiatti Schaal, 35 anni, di Pordenone, una laurea in Scienze politiche, traduttrice e interprete per alcuni anni a Parigi al Centre de Langue et Culture Italienne, che divide la sua vita tra Venezia e la capitale francese. «Ho l’impressione che, oggi, prima di tutto ci si deve rendere graditi, rispondere ai canoni del momento e il saper scrivere, o cantare, o suonare venga solamente dopo».

Come ha saputo del concorso La Prairie?
«Una mia amica mi ha dato il trafiletto del mensile “Elle”, dove si parlava del premio e ho subito spedito il mio breve romanzo. Almeno, ho pensato sarà letto dalla giuria.»

E pensava di vincere?
«A dire il vero, non mi ricordavo nemmeno più di aver partecipato e, quando mi è arrivata la comunicazione, sono rimasta molto sorpresa e ovviamente molto contenta.»
Lei, che ora vive tra Venezia e Parigi, come mai ha scelto Milano per ambientare il suo romanzo?

«E’ una scelta legata ai personaggi e alla trama del libro. Conosco, purtroppo, il Centro Tumori perché in tanti ci abbiamo accompagnato parenti o amici e anche un po’ la città per le mie scorribande giovanili. E poi Milano, con la sua dimensione ancora provinciale, direi, dove forte è la divisione tra chi conta e chi è nessuno, con la sua spietata selezione secondo i criteri della visibilità e vendibilità, si prestava a fare da sfondo alla storia di Silvia di umili origini e di grandi ambizioni e del dottor Bern, emblema del successo con carriera, Porsche e attico.»

Anche Silvia, la protagonista, è attratta da quei modelli e prova invidia, rabbia, sino a vendicarsi…

«La mia protagonista è una ragazza con tutte le contraddizioni dei giovani d’oggi. Non è un’eroina positiva. La salva l’aver operato scelte appassionate e perseguite sino in fondo. Non mi piace una vita che ti sguscia tra le mani, alla quale non sai imprimere alcun segno che parli di te. Purtroppo, è proprio questo che manca alla mia generazione.»

In che senso?
«Chi oggi ha dai 30 ai 40 anni mi pare che non abbia un sogno per cui vivere. Non mi riferisco a utopie collettive, come quelle di cambiare il sistema, tanto in voga nel ’68. No. I miei coetanei non mostrano di possedere obiettivi privati scelti in modo consapevole, si lasciano vivere, accettano passivamente di seguire le orme dei padri, perché è più semplice, sono timorosi dello scacco. E si svegliano da questo torpore, solo se accade qualcosa di molto grave.»

Tornando al suo romanzo, perché ha scelto la struttura del giallo?
«E’ una struttura a me più congeniale, più vicina alla mia sensibilità. Anche se è difficile da costruire e fa parte, ancora, di un genere minore. E poi, perché la violenza è latente nel mondo in cui viviamo e cova in ciascuno di noi. Mi piace scoprirla anche nella gente comune. Amo la misteriosa connessione degli eventi. Niente è casuale. Ogni incontro ha un senso: sta a noi decifrarlo. E osservare e scrivere come si compongono, scompongono e interrompono le vite, spesso a causa di gesti, sentimenti tenebrosi, violenze, è molto interessante per me.»

Quali sono i suoi autori preferiti?
«I lirici greci, che continuo a leggere e rileggere e poi Balzac, Dostoevskij e tutti gli autori russi. Mi ha affascinato Cassola e il suo modo di montare i dialoghi, oppure Chatwin. Ma quello che mi piace di più è andare per bancarelle a cercarmi scrittori sconosciuti.»

di Francesca Amoni