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INVOCAZIONE MAYA PER TUTTI

Cari amici di blog,
In quest’inizio d’anno tutto nuovo, spinta dal vivo interesse suscitato dal mio libro “Cosa fanno le mie piante quando non ci sono” m’accingo a dedicarmi a nuove ricerche. Se le più recenti scoperte scientifiche stanno ottenendo grandi risultati sulla conoscenza del mondo vegetale, non ho mai ignorato infatti, avendolo riscontrato in molti Paesi in Africa, Asia, Centr’America, che popoli molto antichi possedevano già saperi, intuizioni, tradizioni, spiritualità e cosmogonie, capaci di penetrare i segreti più profondi della Natura.

È con questa sete di conoscenza che parto per il Messico, negli stati del Chiapas, di Tabasco e dello Yucatan (culle della civiltà Maya-Tolteca) per apprendere da alcuni dei superstiti depositari di quei saperi qualcosa del senso profondo del nostro esistere in seno alla Pachamama, la Madre Terra. Per questi popoli, oggi come allora, per i curanderos e le curanderas (i guaritori e le guaritrici), gli Yerberos (gli erboristi), gli Hueseros (gli aggiusta-ossa), gli Hechiceros (gli spiritisti) noi tutti siamo parte della più ampia comunità della Natura. E soltanto con le piante, i minerali, gli animali, nella comunicazione con tutti questi elementi è possibile raggiungere quell’armonia necessaria al nostro benessere anche fisico.

Ognuno di noi rappresenta un filo nel grande tessuto della vita. Corpo, mente, energia, spirito dell’uomo sono intimamente connessi alla Terra, perché anch’essa è un organismo vivente cosciente, intelligente, fatto di materia, energia e spirito, capace di autoregolarsi. Le piante sono creature protette, significative, indispensabili, a loro volta nostre guide e nostre guaritrici.

La profondità di queste filosofie risiede tutta nella loro tradizione pratica, nell’educazione all’esperienza della percezione e nella serenità che esprimono anche questi pochi versi che riporto qui sotto, come augurio di semplicità felice per il nuovo anno a tutti noi….

 

 

INVOCAZIONE MAYA

In verità, due volte grazie, tre volte grazie!
Perché fummo creati, perché ci vennero date le bocche e i volti.
Parliamo, ascoltiamo, meditiamo e ci muoviamo.
Sentiamo molto bene, conosciamo ciò che è lontano e ciò che è vicino.
Così abbiamo visto ciò che è grande e ciò che è piccolo sotto il Cielo
e sopra la Terra.
Grazie a voi siamo stati creati, costruiti, formati, originati.
Nostro nonno! Nostra nonna*! ”

*Nella Cosmogonia Maya, Nonni e Nonne sono i grandi antenati, i Creatori-Formatori, il maschile e femminile della Creazione.

BIBLIOTECA LA VIGNA 21 NOV. VICENZA: L’AMBIENTALISMO DEL CUORE E DELLA CONOSCENZA

È stato un bell’incontro quello organizzato dalla Biblioteca La Vigna di Vicenza, importante centro di riferimento mondiale per le ricerche ampelografiche (dal greco antico ampelòs= Vite) e di studio dell’agricoltura, l’occasione per me, non soltanto di presentare il mio romanzo “Cosa fanno le mie piante quando non ci sono” ma anche d’incontrare lettori aperti alle più ampie visioni del mondo della Natura.

Ha rinfrancato le mie speranze infatti il constatare, una volta di più, la straordinaria vivezza di un fermento nuovo nel campo dell’ambientalismo: la consapevolezza della necessità d’imparare chi sono questi straordinari esseri viventi che chiamiamo piante e come da 500 milioni d’anni hanno saputo resistere ed evolversi sul nostro pianeta. 

Nella settimana in cui gli Organismi delle Nazioni Unite rinnovavano agli Stati l’appello a ridurre le emissioni di gas inquinanti, lanciando l’allarme di un effetto serra sempre più fuori controllo;

nell’anno in cui la Nasa ha ufficialmente rivelato che la risonanza Schumann (il cosiddetto battito interno della Terra) è drammaticaticamente aumentata fino a provocare una prima riduzione del campo magnetico terrestre, rendendoci fra l’altro anche molto più vulnerabili alle radiazioni solari;

nel mese in cui un tornado più consono al Centro-Est degli Stati Uniti che all’altopiano di Asiago, falciava decine di migliaia di abeti rossi, mi sono ritrovata a parlare d’intelligenza delle piante, scoperte scientifiche, soluzioni legate alla biodiversità e soprattutto della possibilità concreta anche per noi, di comunicare con loro e vivere meglio.

Poteva sembrare fuori tema, raccontare una storia romanzata in cui la protagonista dà un nome alle proprie piante, condivide con loro i momenti felici e difficili della sua vita, e invece il pubblico ha seguito, consapevole che un nuovo modo d’abbracciare il nostro impegno “verde” passa anche di qui, dalla loro piena integrazione nel nostro quotidiano. Perché conoscere come le piante comunichino fra loro in modalità simili al nostro Internet, sapere come da millenni trovino soluzioni naturali e formulino alleanze di mutuo soccorso per ovviare ai pericoli più diversi, significa davvero fare qualcosa per salvare il nostro mondo dalla catastrofe.

Non si tratta di scatenare rivoluzioni cruente o di tornare all’età della pietra, ma piuttosto di restituire alla terra impoverita da decenni di sfruttamento, pesticidi, ormoni, la sua naturale ricchezza (nel suolo è custodita l’80% della biomassa) riattivando l’antico equilibrio vitale, fatto di repellenti e anticrittogamici naturali, cicli di crescita compatibili con le necessità della pianta, biodiversità.

È un cammino lungo. Certi errori, commessi fin dagli anni ’60 hanno avuto conseguenze in parte irreversibili, ma molto si può ancora fare. La nuova militanza ambientalista, però, dev’essere consapevole, di buon senso e costante nel tempo. A nulla serve l’impegno di qualche mese per la salvaguardia di questo o quell’animale, se non abbiamo acquisito sane abitudini di vita nel modo in cui facciamo la spesa, ci occupiamo dei nostri rifiuti, accudiamo gli alberi delle nostre città e le piante nelle nostre case,  nella maniera in cui nutriamo noi stessi e i nostri figli.

Il buon senso passa attraverso la conoscenza e il cuore. L’umiltà di capire che la salvezza è possibile soltanto grazie all’osservazione di come si comportano loro, le piante, e all’apprendimento degli insegnamenti che da sempre silenziosamente sussurrano all’uomo.      

 

STOP ALL’AMBIENTALISMO ASSURDO!

Mi è proprio piaciuta la parola scritta a lettere cubitali nello spazio conferenze del Flormart di Padova lo scorso 20 settembre: Innovation.

Innovazione, rinnovamento… da invocare in tutti i modi, in tutte le salse (anche nella mia, cucinata con gli ingredienti del romanzo “Cosa fanno le mie piante quando non ci sono” presentato in quell’occasione) da modulare in una pluralità di voci che andavano dal campo prettamente commerciale del vivaismo (vera vocazione della Fiera) a quello dell’architettura, dall’arte alla cultura.

Rinnovamento quindi, anche del concetto stesso d’impegno ambientalista. Basta con le battaglie inutili e contraddittorie. Basta con l’ecologia insulsa e di facciata. Basta con la passione verde fanatica, gridata e modaiola. Basta alla violenza verbale e talvolta fisica nei confronti di questo o quello stile di vita. Basta all’ecologia inutilmente costosa e controproducente, infantilmente legata ad un passato irrecuperabile.

Il mondo è cambiato, demograficamente esploso, profondamente inquinato, desertificato, illuminato 24h su 24h, immerso nel rumore costante, soffocato dai rifiuti, ma anche tecnologicamente avanzato, capillarmente connesso, velocizzato in tutti gli aspetti della sua vita.

Il punto dunque è un altro: CONOSCERE, studiare le potenzialità e le qualità naturali dell’universo vegetale, l’unico presente sulla terra da 750 milioni d’anni, l’unico sopravvissuto a cataclismi epocali, alterazioni elettromagnetiche, stravolgimenti climatici. E la scienza sta approfondendo finalmente, ponendosi le domande giuste, studiando come vivono le piante, anche le più comuni. Oggi si è finalmente capito quanto le culture tradizionali, le spiritualità più libere e il buon senso vanno ripetendo da secoli: tutto ciò che esiste pulsa, emette energia. Gaia, la terra, si comporta come un immenso circuito elettrico. L’Universo è fatto della stessa sostanza.

Le piante comunicano fra loro e con noi, alleandosi, proteggendosi reciprocamente, garantendo (almeno fin’ora) che l’ecosistema regga ai sussulti dei cambiamenti provocati dall’incuria e dall’ignoranza dell’uomo. Ma è ora di prendere coscienza che un nuovo modo di rispettare l’ambiente deve imporsi su scelte impulsive e utililitaristiche.

Tutto si tiene, e il mozzicone di sigaretta gettata distrattamente nel fiume o in mare finirà per uccidere la balena, quella stessa balena che attivisti militanti (spesso sponsorizzati da forze economiche tutt’altro che limpide) strappano col clamore di campagne mediatiche ad uno dei tanti pescherecci giapponesi. Tutto è utile – si dirà – certo! Ma cos’è più utile fare? Cosa possiamo fare adesso?

Il rispetto per l’ambiente comincia dalla nostra casa, la nostra strada, piazza, città. Esattamente come ogni cambiamento vero inizia da noi stessi, dalla nostra famiglia, il nostro entourage.

Il mondo è un organismo unico, tutto ciò che vive, pulsa, è connesso. Soltanto l’esempio quotidiano, il gesto virtuoso reiterato nel tempo, l’adozione di un nuovo stile di vita potranno fare la differenza e dare una chance di salvezza alla nostra vita sulla Terra. Basterà? Non lo so. PROVIAMOCI!