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SEI PRONTO PER IL MONDO NUOVO?

Potrei dividere la gente che incontro in due grandi gruppi: quelli che si augurano che presto tutto torni come prima del Covid, perché non sanno immaginare niente di diverso; e quelli che sperano che il mondo rifletta e cambi, gli idealisti.

Per me il problema si pone diversamente, anzi, non si pone affatto. Non siamo di fronte ad alternative, il mondo è già cambiato, il portale è già stato varcato. La Natura si è già mossa, ha dato allarmi di tutti i tipi; in certe zone del mondo, in certi fiumi, l’inquinamento è irreversibile. Intere specie di piante e animali si stanno spostando, cercando nuovi habitat (sì anche le piante si spostano!) altre soccombono irrimediabilmente.

Courtesy of Victoria Schaal

Nei rapporti umani, durante il lockdown, abbiamo toccato con mano le nostre verità. Spesso amare, talvolta sorprendenti, ma sempre dolorosa necessità di fare il punto sulla nostra vita.

Parlo spesso con giovani di tutte le età, mi piace ascoltare le riflessioni degli adolescenti e dei più grandi, di quelli già entrati nel mondo del lavoro, un lavoro magari già anche perso, per effetto del Covid. Li trovo molto preoccupati, amareggiati e spaventati dal futuro. Tanti dicono di non volere figli, di non avere sogni. Li scopro molto sensibili ai temi legati all’ecologia, ma anche, purtroppo, persuasi che sia tutto inutile, che sia troppo tardi. Li sento interrogarsi sulla direzione da prendere nella loro vita: grandi certezze universitarie sono cadute, i luoghi “culto” della carriera non garantiscono più il futuro né la felicità.

Già la felicità, perché di questo si tratta nel nuovo mondo: osare, trovare la libertà di riformulare – ognuno di noi, a tutte le età – la nostra personale definizione della felicità. Tutte le ricette dei nostri genitori sembrano vetuste, sorpassate da una realtà cambiata per sempre. Ma è proprio in questo vuoto, che bisogna cercare. Ogni distruzione offre spazi di ricostruzione.

E questa volta, ragazzi, sarà una costruzione libera! Niente più obblighi morali di ripercorrere i passi di chi ci ha preceduto, se non ci sentiamo davvero chiamati a farlo, niente più pregiudizi fra lavoro manuale e intellettuale, il nuovo può rivisitare l’antico e assaporarlo con occhi diversi e competenze più alte. I soldi non saranno più il solo criterio per le nostre scelte.

Nella Torah si dice: Tutto in Natura nasce da un atto di rottura. Allora davvero, scegliendo di vibrare in modo diverso, possiamo cambiare il corso dell’umanità, di quella fetta d’umanità, perlomeno, disposta a reinventarsi con generosità, a cedere il passo ai giovani più capaci, a riscoprire l’autenticità, il rispetto per l’Ambiente, la gioia d’appartenere ad una comunità che possieda le nostre stesse vibrazioni alte.
Ce la faremo? Dipende da noi. Il primo passo è crederci. Perché per quanto possa sembrare improbabile o presuntuoso, come il mio Maestro mi ripete sempre: “Tutto ciò che fai, è per tutta l’umanità”

L’ARTE DEI DUE PUNTI: COME SMETTERE DI RIMUGINARE

Se dovessimo visualizzarci, dovremmo immaginare una mucca. Sì una mucca che rumina continuamente. Questa è la fine che fanno molti dei nostri pensieri. Vanno e tornano, indigeriti e indigesti, trasformati in un bolo apparentemente mutato, ma sempre gli stessi in realtà. Spesso ci convinciamo d’essere positivi, di credere nell’andare avanti, ma in verità emettiamo vibrazioni opposte. È normale, perché non è una questione di volontà.

È stato provato scientificamente che in meditazione, il campo elettromagnetico del cuore vibra più intensamente. Può accadere allora di accorgersi di cose, anche minime, intorno a noi, di entrare in contatto con altri piani di coscienza. Con la pratica, potrebbero arrivare visioni, sogni, intuizioni delle quali spesso non capiamo subito le connessioni. Se non hanno senso nel nostro mentale, non ha alcuna importanza, agiscono, forniscono riposo, distacco, la possibilità per il nostro inconscio di percorrere altre strade.

Molte persone rifiutano l’idea di fare meditazione per il suo carattere spirituale. Ma l’arte dei due punti si rimette al campo quantico. Chiudendo gli occhi, cercando di fissare due punti al tempo stesso, due mani parallele, due occhi…ci rimettiamo alla molteplicità del possibile.
Se hai un dubbio che ti rode, una decisione da prendere, può essere utile, chiedere, senza pilotare la risposta: Quale sarebbe lo scenario migliore per me?

Poi poniti in ascolto: siedi col busto eretto, i piedi aderenti al pavimento, rilassati, inspira, espira profondamente, poi calma il respiro e metti la tua attenzione sui due punti allo stesso tempo.

La prima cosa che accadrà, sarà che smetterai di pensare e rimuginare secondo i soliti schemi, poi arriverà il vuoto. Resta lì. All’inizio durerà poco, potrai avere l’impressione che non sia accaduto nulla. In realtà hai aperto un varco fra gli infiniti possibili. Con gratitudine, senza pregiudizi, accogli tutte le libertà del presente. Tutto è presente, tutto ciò di cui sei convinto, che sai, è il passato. Come puoi trovare nuove vie, se non esci dal sentiero battuto?

Ancora forse non lo sai, ma sei andato a connetterti con la frequenza di tutto ciò che esiste, le piante, la terra, l’universo, l’energia costante e incondizionata in continua evoluzione, che contribuiamo tutti a creare.

Nella libertà ci sono tutte le soluzioni, le illimitate possibilità del tempo. Viaggiarci attraverso, è già il dono della strada da percorrere.

 

P.S. Per chi vuole ancora sperimentare, sempre scaricabile gratis on-line su You tube:

 

 

IL 4 MAGGIO: AIUTO!!! CONSIGLI D’USCITA

Pare che in termini psichiatrici, le abitudini si formino in un lasso di tempo che va in media dai 27 ai 30 giorni. La quarantena trascorsa – cinquantena anzi – si è dunque agevolmente installata nella nostra vita, con tutta una serie di muffe mentali e ruggini alle giunture.
Il 4 MAGGIO ce lo siamo segnati tutti: si uscirà! Ma dove? Come?

Oltre alla confusione estrema nella gestione delle riaperture sulle quali s’agita un continuo to be fake or not to be: avverrà per regione, città, fascia d’età, tipo di servizi, di esercenti…? Boh… (dal momento che è tutto correlato e non posso comprare dei fiori ad esempio, se non hanno aperto i vivai e riavviato i trasporti per fornire i negozi, è mia personale convinzione che gli annunci servano a poco) oltre a questo, dicevo, c’è di più.

La faccenda è più complessa: come vivrà questa fase ognuno di noi, interiormente? Facile dire che sarà EUFORIA, ma è proprio cosi’?
In “Malattia come metafora” Susan Sontag mette in guardia contro i termini bellici “tipo guerra” continuamente, e non a caso, usati in questa pandemia con tutto il loro immaginario colpevolizzante (se esci a correre, contamini dei poveri Cristi etc.).

Ci è stato procurato infatti, uno shock, in parte dovuto alle reali insidie del COVIT, in parte animato da politica e media, perché venisse meno la nostra primordiale libertà d’iniziativa e reazione personali, per indurci alla lentezza e all’acriticità, all’autolimitazione insomma.

Agendo su paura e colpa si puo’ esercitare un controllo altrimenti impossibile. Lezione della storia. Cosi’ è stato ancora una volta.
Ed ora, malconci e indolenziti, ci apprestiamo ad uscire dalla gabbia. Per questo vorrei suggerire qualche piccolo consiglio, una dieta da iniziare prima del 4 Maggio?

a) Ridurre tg, info, trasmissioni su Covit, post su fb del virologo X, a una sola volta al giorno. Preferibilmente non di sera, prima di coricarsi.
b) Fare una passeggiata quotidiana, da soli, spingendosi sempre un po’ più lontano, nei limiti del consentito, o girandoci intorno, in modo da non fare sempre lo stesso itinerario.
c) Per chi fa meditazione: salutare per sempre questo tempo della nostra vita. Accoglierlo (ci ha insegnato sicuramente qualcosa) e chiuderlo. Per chi non fa meditazione: stracciare dall’agenda le pagine di quarantena, il mese di marzo e aprile dal calendario. Accantonare screzi, accadimenti (contaminati anche quelli) Sono passati. Finiti. Addio.
d) Fare progetti per i prossimi mesi, fino alla fine dell’anno. Piccoli o grandi… come se dipendesse solo da noi.

Riprenderci la nostra vita è fondamentale, prima che altri, non contenti d’averci dovuti liberare, ci iniettino altre paure – la seconda ondata del COVIT/la modificazione genetica del virus/la mancata vaccinazione antinfluenzale – e ci ricaccino in una metaforica casa esistenziale, devitalizzata come un dente – sala d’attesa di nuove sciagure – non per curare, ma per “prevenire” questa volta, magari, soltanto con un’insidiosa APP sul cellulare!

AVERE PAURA NON E’ OBBLIGATORIO + Meditazione

In queste settimane è la parola più usata, viene indossata tutti i giorni come la famosa mascherina che dovrebbe proteggerci. Ma cos’è la paura? La conosciamo davvero?
A ben guardare la paura è soprattutto attesa, aspettazione del male. Per chi in questi giorni è chiuso in casa, magari asintomatico, è soprattutto anticipazione più o meno giustificata del peggio. È insidiosa la paura, difficile da gestire.

Il dolore si piange, si sopporta, occupa; la rabbia si urla, si sfoga, fuoriesce. La paura stagna, s’aggrappa, s’incrosta. Peggio, “Quel che temiamo più d’ogni cosa, ha una proterva tendenza a succedere realmente” diceva l’Adorno, e aveva ragione perché il nostro pensiero ha un potere creatore potentissimo, si autoalimenta, ci logora e poco a poco abbatte le nostre difese.

È imperativo perciò imparare a gestire la paura. Due le citazioni illuminanti che mi portano lontano:
“Si ha paura del disordine del proprio pensiero” (Guy de Maupassant). Cominciamo allora a mettere in fila ciò che ci preoccupa di più. Individuamo per ogni singola situazione, il margine d’azione che ci resta; là dove c’é una soluzione, anche solo parziale, agiamo, là dove non c’è, accettiamo che non ci sia;
“L’assenza di paura è il primo requisito della spiritualità” (Gandhi). Al di là di qualsiasi credo religioso, il riconoscimento della componente di fatalità nella nostra esistenza è già una forma di spiritualità. Non possediamo tutte le risposte, la vita resta un mistero. Affidarglisi con fiducia significa trovare un principio di pace e mettere a tacere, almeno per un po’, la paura. Per riuscirci bisogna rientrare in noi stessi però, riprendere domicilio nella casa del nostro corpo fisico ed eterico. Ed è un lavoro individuale, perché, come scriveva Carlos Castaneda “I paurosi tirano per i piedi chi è intento a volare, per riportarlo a terra. Nella meschinità, si sentono meglio se tutti strisciano“.

Voliamo allora, muoviamoci con quella parte di noi che può scalare montagne da fermo, in prigione. Incontrarlo può essere semplice, anche tramite una breve meditazione.

Io ne ho canalizzata una, Dimentica d’avere paura scaricabile gratuitamente su you tube https://www.youtube.com/watch?v=9jB_TSlh6R8.

 Il mio tentativo è sempre quello di introdurre a questa disciplina le persone più scettiche e non abituate, ma la scelta sul Web è vastissima e tutto è utile se giova e vi parla.

Fare a meno della paura si può, non perché sia facile, ma perché la paura non serve, non ha alcuna utilità.

Non è la paura che deve farci assumere stili di vita prudenti, è l’amore e il rispetto per gli altri.

Non è la paura che ci preserva dai pericoli della libertà, è il cercare quella libertà in profondità, in quella parte invulnerabile dentro di noi.

Non è la paura che innalza le nostre difese immunitarie, è il sentirci già a domani, quel domani in cui potremo riaprire le porte della nostra vita, magari con più coraggio, gioia e determinazione di prima.

QUELLO CHE LE PIANTE CI DICONO… Roma 6 Marzo

Francesca Schaal Zucchiatti
QUELLO CHE LE PIANTE CI DICONO…
Workshop interattivo e meditazione dell’albero
ROMA 6 marzo 2020 ore 19.00 – 21.00
LIBRERIA HARMONIA MUNDI

via dei Santi Quattro,26A http://www.harmonia-mundi.it

Prenotazione obbligatoria – in regalo ad ogni partecipante il romanzo
“Cosa fanno le mie piante quando non ci sono”

“Se solo potessero parlare, chissà cosa ci racconterebbero” sento spesso dire, ma non è esatto. Le piante ci parlano già, comunicano già con noi e fra di loro, prendono continue decisioni per il bene comune, soffrono e gioiscono, partecipano alle nostre gioie e alle nostre pene e ci possono insegnare come vivere…

Attraverso mille curiosità scientifiche e non, visitando il racconto di cosmogonie antiche legate alla Madre Terra, esploreremo alcune delle 12 Regole di vita delle piante, insegnamenti saggi, pervasi di spiritualità ma applicabili anche alle nostre scelte di vita quotidiana. Riconoscendo ed affidandoci al nostro “personale albero” impareremo a comprendere il legame straordinario e profondo che ci lega al mondo vegetale, a quello dei boschi e delle foreste, ma anche a quello più comune che vive con noi tutti i giorni, nelle nostre case, nelle nostre città.

E sarà più facile allora, eseguire la meditazione dell’albero ( https://www.youtube.com/watch?v=TMyofTe3U1g ) in modo collettivo, lasciando che il nostro respiro accolga, nel rallentamento, la serenità delle piante, liberandoci dalle emozioni e dall’aggressività che dominano il nostro Ego e inaugurando così un modo consapevole di vivere – in coscienza piena – con gli esseri viventi più antichi e saggi del Pianeta.
Vi lascio con una sura del Corano che mi ha fatto molto riflettere. Attraverso la bocca del Profeta così recita:

Noi abbiamo proposto il nostro segreto al cielo,
alla terra e alle montagne;
tutti hanno rifiutato di farsene carico; hanno tremato all’idea di riceverlo.
L’Uomo l’ha accettato. È un incosciente e un violento. (33,72)

 

 

https://www.harmonia-mundi.it/eventi/quello-che-le-piante-ci-dicono_2020-03-06%20prenotazione%20obbligatoria

SULLA MEDITAZIONE: LE VOSTRE DOMANDE…

È meraviglioso constatare quanto il concetto e, in molti casi, la pratica della meditazione siano entrati a far parte della nostra cultura. Ringrazio di cuore chi mi ha scritto e/o sperimentato LA MIA MEDITAZIONE DELL’ALBERO. Più si entra in questo mondo più si moltiplicano le domande e le curiosità sull’argomento. Difficile, naturalmente, nella brevità di un articolo di blog rispondere in modo approfondito. (Per questo posso solo invitare chi sarà a Roma il 6 Marzo a partecipare all’evento che terro’ alla Libreria Harmonia Mundi alle ore 19.00 http://www.harmonia-mundi.it/eventi/quello-che-le-piante-ci-dicono_2020-03-06   (prenotazione obbligatoria)

Tuttavia proverò a rispondere a qualche quesito proponendo alcuni elementi di riflessione:

La meditazione si fonda sul concetto che il corpo e lo spirito siano inseparabili.

Per curare l’uno è necessario curare l’altro. Nel 1979 Jon Kabat-Zinn decise di laicizzare la meditazione buddista per farla entrare nel mondo della medicina, in ospedale. Di qui il grande successo della pratica negli Stati Uniti, la cosiddetta Mindfulness con effetti misurati concretamente in termini di riduzione dello stress, cura della depressione e del dolore. L’associazione della tecnica semplice allo yoga, alle pratiche di body scan, debriefing etc. hanno dato risultati eccezionali confermati da studi tra l’altro sull’amigdala, la zona del cervello responsabile del comportamento impulsivo e della paura.

Personalmente, tuttavia, sono d’accordo con chi ricorda come lo sviluppo personale implichi un risveglio spirituale, proprio per realizzare quella completezza in grado di garantire il nostro equilibrio psicosomatico. Una filosofia di vita insomma che abbracci la “grande Vita” con “la nostra piccola Vita” in un Tutto che abbia un senso. Per questo dico:

“L’energia si trasmette per vibrazione e si misura in frequenza vibratoria. Siediti o distenditi. Respira. Escludi tutto il rumore, scarica il tuo sistema di pensiero e la tua energia, sospendili. E allora vedrai che subentra la conoscenza liquida, o l’accesso alla coscienza eterna dell’universo fuori dallo spazio e dal tempo, una coscienza che è al tempo stesso coscienza di sé”

Ma attenzione! La meditazione non è un lavoro d’introspezione. Per questo ci concentriamo sulla respirazione, per restare ancorati alla realtà. Per questo la meditazione non risolve i nostri problemi. Essa crea le condizioni di chiarezza, di silenzio, di limpidezza, tali da permetterci di “guardare le cose come sono e con benevolenza”.
In un certo senso questa è la base, il punto di partenza da cui si diramano i vari tipi di meditazione che alcuni di voi hanno evocato nei loro messaggi. Pratiche zen, d’ipnosi regressive, autoipnosi, di visita dei campi akashi, meditazioni per entrare in contatto con angeli, esseri di luce, guide o defunti sono alcune della tante forme assunte per aprire canali di comunicazioni ancestrali e invisibili.
La meditazione con le piante o nella foresta come il shinrin-yoku, molto praticato in Giappone, ha la funzione di riconnetterci con la sacralità della Natura, la sua profonda spiritualità nella semplicità. Restituire alla Terra il ruolo di Madre significa ridare alla nostra vita le giuste proporzioni, il modo migliore per me, di realizzare ciò che il poeta mistico Rumi scriveva in versi:

Il mio occhio viene da un altro universo.
Un mondo da questo lato, uno dall’altro: io siedo sulla soglia.

photos by courtesy of Victoria Schaal

LA MIA MEDITAZIONE DELL’ALBERO

Da più di qualche anno, mi dedico alla pratica della meditazione. Dapprima con qualche difficoltà – ho un temperamento impaziente, ipersensibile, iperattivo e scettico su tutto ciò che è vagamente modaiolo – poco a poco ho appreso la pratica del rilassamento ed ora, in tutta spontaneità, la faccio ogni volta che ne sento il bisogno.

Spesso partecipo a meditazioni di gruppo, mi serve per “fare il punto” in un certo senso e rineallinearmi all’energia universale. Altrettanto spesso mi chiedono di guidare una meditazione. Le meditazioni collettive sono molto intense, specie se le persone sono già aperte a questo tipo di esperienze: gli effetti sono molto forti in termini energetici, ma anche la pratica individuale apporta rilassamento e calma interiore.

Per questo, ho voluto condividere la mia personale meditazione dell’albero via You Tube. È semplice, breve (un quarto d’ora circa) ideale per chi s’avvicina per la prima volta a questa pratica, ed efficace per chi, avendo già una sua tecnica, vuole sperimentarla con questa chiave di lettura. Due precisazioni importanti, tuttavia:

1. Contrariamente a quanto si possa pensare, la meditazione àncora alla realtà. Il distacco indispensabile al rilassamento non obnubila la visione del nostro presente, al contrario la integra, la osserva, l’accetta. Non ha l’effetto di una droga insomma, neanche quando si pratica una meditazione di autoipnosi. Nel caso della meditazione dell’albero inoltre, io conduco la persona ad ancorarsi alla terra tanto quanto al Cosmo, seguendo l’insegnamento dei Maestri legati al credo delle civiltà precolombiane che avevano una visione spirituale strettamente legata alla Natura.
2. La meditazione non ha nulla di paranormale, né è legata alla religione. Non è roba da sette sataniche e guru demenziali. Se avete un vago sentore di tutto questo, allontanatevi da chi ve la propone. La meditazione è un modo di allineare le nostre energie, di calibrare il dispendio delle nostre forze e non farsi sopraffare dalle proprie emozioni. È uno stato di rilassamento profondo che alza le nostre vibrazioni energetiche e può portare all’incontro con il nostro Io Interiore. Talvolta ci sono persone che scoprono di poter andare oltre, ma nella maggioranza di noi, produce semplicemente una sensazione di benessere e di pace che ci permette di affrontare meglio una giornata o una notte di riposo.

Come spesso dico a chi comincia: “È come se fuori dalla tua stanza facessero un gran chiasso e tu chiudi la porta”
Hai sempre questo potere nella vita, tutti i giorni!

Provarci non costa nulla. All’inizio potresti restare perplesso, ma come in tutte le cose, ci vuole un po’ di pratica e di approfondimento. Per quelli che già fanno meditazione, sarà uno strumento utile per collegarsi più profondamente alla Natura, la fonte prima, secondo me, dell’armonia interiore. Allora coraggio!

Prenditi qualche minuto… Non pensare, medita!

LA MEDITAZIONE FRA LE PIANTE? ECCO UN VIDEO PER ENTRARE IN MEDITAZIONE

Foto di Victoria Schaal (www.victoria-schaal.com)

Alzi la mano chi, fra quanti, intrapresa la difficile strada della meditazione, non ha mai desistito, sopraffatto dalla sfiducia e dallo scetticismo!
Io ci ho messo molto, lo confesso, a capire cosa fosse davvero. Il vuoto, l’assenza di un pensiero dominante – mi dicevano – l’osservazione pura e neutra, l’esserci hic et nunc, liberando i lacci della coscienza. Sì ok. Facile a dirsi!
Per settimane, mesi, cominciavo piena di buone intenzioni, ma finivo inesorabilmente per:
a. Riarredare tutta la mia casa, tinteggiatura dei muri compresa.
b. Programmare i viaggi dei prossimi dodici mesi, con tanto di prezzi e ore di volo.
c. Rintracciare ricordi assurdi dell’infanzia più remota, tipo l’orrida signora di una boutique del centro che mi chiedeva sempre se volevo più bene alla mamma o al papà, gettandomi in faccia la scioccante verità che in teoria si poteva amare di più uno dei due.
Non pensare è impossibile. Non sognare ad occhi aperti, altrettanto. Dovevo provare altri metodi. Ma accendere una candela da fissare per concentrarmi mi aveva rivelato – questo sì – che ero in grado di spegnerla con la mia irrequietezza, quella stessa che in teoria avrei dovuto saper zittire per almeno un quarto d’ora.

Alla fine, quando ormai avevo perso ogni speranza, provai a seguire un consiglio: concentrarmi fra due elementi, due punti, le mie sopracciglia (nel famoso terzo occhio dei chakra) le due mani, le due ginocchia. Per gli stressati cronici come me – quelli con il cervello-criceto che corre incessantemente sulla ruota senza fermarsi mai – vi assicuro, è il metodo giusto (un altro modo per cominciare è affidarsi alle meditazioni guidate on-line, io, ad esempio consiglio quella di Accademia Infinita https://www.youtube.com/watch?v=Y5cLxJGRDvQ )

E finalmente un bel giorno, ecco apparire per un istante il famoso vuoto, un luogo bizzarro dove la mia mente non aveva alcun ruolo da protagonista, niente da pensare, da formulare, organizzare, immaginare. E quell’istante in realtà non era stato un istante ma venticinque minuti. Quasi mezz’ora scappata al cane da guardia della mia coscienza. Un tempo sfuggito al mio orologio mentale. Il tempo-non-tempo, non-misurabile-perchè-chi-se-ne-frega- che con ogni probabilità le nostre piante abitano fin dall’inizio del mondo. Uno spazio neutrale di energia vibratoria, senza nome, ma con una frequenza che interagisce fra tutto ciò che vive.
I più recenti studi sull’intelligenza delle piante hanno rivelato con supporti scientifici che queste posseggono in un loro modo vegetale i cinque sensi, persino quello della vista, seppure meno sviluppato. Esimi studiosi affermano infatti che le nostre piante ci percepiscono come un bagliore. Ma il nostro muoverci nel tempo è talmente rapido che per loro siamo una sorta di lampo nella notte.

Allora perché non provare? Perché non associare alla meditazione anche le nostre piante? Dare loro l’opportunità di darci un’occhiata finalmente, con calma, in questa sospensione pacifica del divenire che conoscono così bene. Se la genetica ci ha confermato che non siamo poi tanto diversi (il genoma del riso ha poche migliaia di geni più di quello dell’uomo) se la memoria cellulare è la stessa, ciò che ci separa davvero è soltanto la nostra straordinaria irrequietezza. È l’animale, il fanatico dell’aggressività, l’insofferente alla propria provvisorietà, il prigioniero dei sensi e delle emozioni, il campione della fuga nell’altrove!

La meditazione, col suo piccolo regalo d’eternità può collegarci alla Natura profonda degli alberi e delle piante, contribuendo a quella connessione che, anche quando non ce ne accorgiamo, si crea nelle nostre case, nei nostri giardini o passeggiando in silenzio in un bosco.

E se invece finiamo col farci una risata, non è grave! Sono certa che le foglie e i rami e i fiori accoglieranno con simpatia il flusso limpido e argenteo d’energia che accompagna sempre un sorriso spontaneo.
Fatemi sapere!

Mai Senza Scrivere: video intervista esclusiva

La scrittrice Francesca Zucchiatti Schaal confida come vive la scrittura in un’intervista esclusiva!